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È possibile che, dopo aver richiesto un mutuo per comprare casa, si scelga di cambiare abitazione e si abbia la necessità di mettere in vendita l’immobile. Scopriamo come vendere casa con mutuo in corso.

Il mutuo, si sa, è un prestito che ha una durata medio-lunga. Spesso, sono richiesti tanti anni per estinguerlo, specie quando viene attivato per l’acquisto di un immobile. È possibile che, durante questo lasso di tempo, le proprie abitudini di vita cambino e che sopraggiunga la necessità di lasciare l’abitazione per la quale il mutuo si era reso necessario. In questa situazione, coloro che scelgono di optare per la vendita dell’immobile sono numerosi. Vendere casa con mutuo in corso, però, è un argomento complesso perché richiede una conoscenza puntuale della materia affinché la procedura possa andare a buon fine. Scopriamo insieme tutto quello che c’è da sapere per vendere casa con un mutuo in corso.

Quando si stipula un finanziamento, l’accordo è con un istituto di credito, il quale non esercita alcun tipo di titolarità sull’immobile acquistato. Il proprietario dell’abitazione, infatti, ha la possibilità di vendere casa con mutuo in corso e, per farlo, non è tenuto ad ottenere alcun permesso dalla banca. Quello che, però, è chiamato a fare è gestire la pratica del finanziamento, ovvero provvedere al trasferimento o alla chiusura del mutuo. In questo caso, è l’istituto di credito a doversi pronunciare.

Il primo passo da compiere affinché la procedura possa andare a buon fine è sapere quali sono le strade percorribili in merito alla gestione del finanziamento. Nello specifico, le opzioni possibili sono tre:

  • sostituzione di garanzia;
  • accollo al compratore;
  • estinzione anticipata del mutuo per vendita dell’immobile.

Per quanto siano tutte soluzioni valide, non è detto che sussistano i requisiti per accedervi. La possibilità di percorrere o meno una delle tre strade suddette dipende dalla banca. L’istituto di credito, infatti, è chiamato a valutare attentamente la situazione finanziaria dell’intestatario del finanziamento, prima di dare il lasciapassare. Perché? Perché per vendere casa con mutuo e comprarne un’altra è indispensabile che il proprietario dell’immobile abbia a disposizione il conteggio dell’estinzione del mutuo per la vendita della casa. Più nello specifico, la banca mutuante, dopo aver attenzionato la condizione finanziaria del richiedente, rilascia una dichiarazione scritta, all’interno della quale vi è l’ammontare del debito residuo.

Sostituzione di garanzia

Quando si sceglie di attivare un mutuo per acquistare casa, l’istituto di credito al quale ci si rivolge, nella maggior parte dei casi, iscrive un’ipoteca sull’immobile, al fine di tutelarsi nel caso in cui le rate del finanziamento non venissero pagate. Se, infatti, il mutuatario non paga, la banca mutuante procede con il pignoramento dell’immobile, che verrà successivamente messo in vendita.

Se la propria intenzione è vendere casa con mutuo in corso e comprarne un’altra, la sostituzione di garanzia potrebbe rivelarsi la scelta migliore. In questo caso, l’ipoteca sull’abitazione che si intende vendere viene trasferita sul nuovo immobile. È bene specificare, però, che non sempre questa strada è percorribile. È possibile che, infatti, la propria banca non accetti di spostare l’ipoteca, ostacolando così la vendita della casa con mutuo con la garanzia di un altro immobile.

Accollo del debito

Un’altra opzione possibile quando si desidera comprare casa avendo già un mutuo è la vendita della casa con accollo del mutuo. Se si opta per questa soluzione, l’acquirente dell’immobile gravato dal finanziamento ha l’obbligo di pagare alla banca l’ammontare del debito residuo, fino alla naturale scadenza del mutuo. In altri termini, il nuovo acquirente si sostituisce al debitore originario.

L’accollo del mutuo senza consenso della banca e del nuovo acquirente non è possibile. L’operazione, infatti, può essere avviata solo previo consenso di entrambe le parti. Se l’istituto di credito e l’acquirente acconsentono all’accollo, colui che compra l’abitazione è chiamato non solo a provvedere al rimborso delle rate, ma anche a farsi carico delle spese relative al mantenimento del finanziamento.

Chi opta per la vendita della casa con accollo del mutuo è bene che sappia che esistono due tipologie di accollo: accollo liberatorio e accollo cumulativo. L’accollo cumulativo vincola il mutuatario originario a rimborsare le rate del finanziamento nel caso in cui il nuovo acquirente non riuscisse più a provvedere al pagamento. L’accollo liberatorio, invece, libera il venditore da qualsiasi obbligo nei confronti della banca.

Estinzione anticipata del mutuo per vendita dell’immobile

L’estinzione anticipata del mutuo per vendita dell’immobile è in assoluto la soluzione più diffusa tra chi sceglie di cambiare casa con mutuo e comprarne un’altra. Esistono due tipi di estinzione:

  • estinzione del mutuo per vendita casa prima del rogito: quando si è in possesso della somma necessaria per estinguere il finanziamento prima di effettuare il rogito sulla nuova casa, è possibile saldare il debito con l’istituto di credito, il quale provvede a rilasciare la cancellazione dell’ipoteca e la quietanza dell’estinzione;
  • estinzione del mutuo contestuale al rogito: in questo caso, l’estinzione del debito avviene utilizzando il denaro incassato in seguito alla vendita della casa gravata da mutuo, contestualmente al rogito. L’acquirente è tenuto a consegnare un assegno alla banca, la quale rilascia la quietanza dell’estinzione e provvede a cancellare l’ipoteca.

L’estinzione del mutuo per vendita casa è la soluzione a cui scelgono di ricorrere in molti perché è vantaggiosa tanto per l’istituto di credito quanto per il mutuatario/venditore. È naturale che, infatti, entrambe le parti abbiano il naturale interesse di chiudere il rapporto di finanziamento, senza vincolo alcuno.

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Con l’attuale aumento dei tassi di interesse, chi desidera accendere un mutuo per l’acquisto della prima casa probabilmente starà incappando più volte nell’espressione: “mutuo a tasso variabile con cap”. Ma cos’è, come funziona e quando conviene un mutuo a tasso variabile con cap? Vediamolo insieme.

Cos’è il mutuo variabile con cap

Il mutuo a tasso variabile con cap, o con tetto massimo, è un particolare tipo di mutuo a tasso variabile che, oltre ad essere indicizzato all’Euribor – come tutti i mutui variabili – prevede uno “stop” al possibile aumento del tasso di interesse. I mutui a tasso variabile infatti, come dice la parola stessa, sono mutui che nel tempo possono maturare un tasso di interesse crescente (se l’Euribor cresce) o decrescente (se l’Euribor decresce). In questo periodo storico si va verso un sicuro e progressivo aumento dell’Euribor, quindi i tassi di interesse nel tempo, anche per i mutui, cresceranno. Ecco che un tasso variabile con cap può fissare un limite massimo a questo aumento. Solitamente il tetto “scatta”, e l’aumento si blocca, dopo un certo numero di anni, ad esempio dieci o venti.

Quando conviene il mutuo a tasso variabile con cap

Il mutuo a tasso variabile con cap conviene, oggettivamente, quando ci si trova in un periodo in cui è molto probabile l’aumento nel tempo dell’Euribor; soggettivamente, quando non si è disposti a sobbarcarsi tassi di interesse che vadano oltre una certa soglia. In quest’ultimo caso potrebbe essere una buona scelta anche il mutuo a tasso fisso; tuttavia, il mutuo a tasso variabile, al momento, gode di rate inferiori, soprattutto sulle scadenze brevi, e potrebbe risultare una buona scelta, quando si scelga l’adeguata tutela dall’eccessivo aumento dei tassi.

Come funziona il tasso variabile con cap

Ma come funziona il meccanismo del mutuo a tasso variabile con cap? Il “cap” del tasso di interesse sul mutuo ci dà la sicurezza che se l’interesse del mutuo dovesse “naturalmente” eccedere la soglia fissata, non si pagheranno comunque interessi superiori alla soglia. Se invece gli interessi si mantengono sotto la soglia, si continua a pagare l’interesse che risulta dal calcolo.

Per fare un esempio, se il tetto è fissato al 3 per cento e il tasso di interesse del mutuo è al 2 per cento, quindi sotto la soglia, si pagherà un interesse del 2 per cento. Se invece il tasso di interesse salisse al 4 per cento, sopra la soglia, si pagherà un interesse pari al tetto del 3 per cento, e non oltre.

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Cappotto termico: il nome lo suggerisce chiaramente qualcosa che avvolga e mantenga la giusta temperatura, proprio come il capospalla che iniziamo a indossare con i primi freddi.

Chiamato anche “isolamento a cappotto”, questo sistema consiste in una serie di strati isolanti che possono essere applicati sia esternamente sia internamente agli edifici, in modo da garantire loro un migliore isolamento, non solo termico, ma anche acustico.

Perché dotarsi di un cappotto termico: i vantaggi

vantaggi sono molteplici ed evidenti: il cappotto permette di isolare in modo più efficace una struttura, favorendo il mantenimento di una corretta temperatura, sia in estate, quando isola dal caldo, sia inverno, quando isola dal freddo.

Migliore isolamento della struttura significa anche risparmio energetico, con benefici per le tasche del proprietario di casa e per l’ambiente. Infine, una casa dotata di cappotto acquisisce maggiore valore e permette una migliore valutazione e quindi contrattazione in caso di vendita.

Cappotto termico interno

Il cappotto termico interno prevede l’applicazione di pannelli isolanti sulle pareti interne di casa.

Benché i pannelli per l’isolamento interno siano di spessore più ridotto rispetto a quelli per l’isolamento esterno, comporteranno necessariamente una riduzione degli spazi.

Tra i vantaggi offerti da questa soluzione troviamo, invece, un minore costo e tempi di posa più brevi rispetto al cappotto termico da esterno.

Questa soluzione viene tendenzialmente preferita nei palazzi di città, dove è più difficile intervenire sulle pareti esterne o per la coibentazione del tetto.

Cappotto termico esterno

La variante esterna di questa soluzione presenta diversi vantaggi, fra cui:

  • un maggiore isolamento;
  • una protezione ulteriore da possibili danni alle pareti esterne, come crepe o muffa;
  • la riduzione dei ponti termici, ossia le zone fredde generate da discontinuità costruttive.

Il cappotto termico esterno trova una forte applicazione in piccoli edifici, in ville unifamiliari e per le facciate dei condomini.

I costi

costi per realizzare l’isolamento a cappotto variano in base alla tipologia e alla posizione.

In linea di massima, però, le cifre si attestano tra i 30 e i 35 euro al metro quadrato per un cappotto esterno sul tetto e tra i 20 e i 30 euro al metro quadrato per un cappotto interno.

Sulla facciata i costi vanno dai 25 ai 35 euro al metro quadrato sia per il cappotto interno sia per il cappotto esterno.

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diversi bonus di riqualificazione messi in campo per sostenere lo sviluppo del settore immobiliare si applicano secondo precise modalità, tra queste compare l’obbligatorietà dell’invio della pratica in forma telematica all’ENEA.

Nel dettaglio ANFIT (Associazione Nazionale per la tutela della Finestra made in Italy), riprendendo quanto esposto nella FAQ ENEA-MiSE 4E dedicata all’applicazione del Bonus Ristrutturazione, precisa che per richiederlo occorre inviare per via telematica all’ENEA le informazioni sugli interventi svolti e terminati dal 2018 in poi che, comportando un risparmio energetico, hanno diritto alle detrazioni fiscali del 50% per le ristrutturazioni edilizie.

Ma non per tutti i lavori è necessario, infatti, alcune operazioni minori risultano esenti dalla pratica, vediamo quali.

Quando non è necessario inviare la pratica?

Nel caso di un intervento sostenuto da un agevolazione come può essere l’Ecobonus, anche lavori piccoli, come la sostituzione delle persiane o delle tapparelle richiede l’invio della pratica all’ENEA.

Ma se i lavori venissero svolti autonomamente dal cittadino, che solo dopo averli finiti volesse beneficiare del Bonus Ristrutturazione 50% allora, se tutte le condizioni della normativa risultassero verificate, potrebbe richiedere il Bonus senza inviare la pratica all’ENEA.

Casi in cui è obbligatorio l’invio della pratica

Per maggior chiarezza, ENEA ha messo a disposizione un elenco con tutti gli interventi soggetti all’obbligo di invio della pratica suddivisi in quattro macro aree.

Nell’ambito delle strutture edilizie i lavori sono:

  • la riduzione della trasmittanza termica delle pareti verticali che delimitano gli ambienti riscaldati dall’ esterno, dai vani freddi e dal terreno;
  • la riduzione delle trasmittanze termiche delle strutture opache orizzontali e inclinate (coperture) che delimitano gli ambienti riscaldati dall’esterno e dai vani freddi;
  • la riduzione della trasmittanza termica dei pavimenti che delimitano gli ambienti riscaldati dall’esterno, dai vani freddi e dal terreno.

In merito a serramenti e infissi l’obbligo della pratica ENEA riguarda solo la riduzione della trasmittanza termica dei serramenti comprensivi di infissi che delimitano gli ambienti riscaldati dall’esterno e dai vani freddi.

Le voci riguardanti i lavori sugli impianti tecnologici comprendono:

  • l’installazione di collettori solari (solare termico) per la produzione di acqua calda sanitaria e/o il riscaldamento degli ambienti;
  • la sostituzione di generatori di calore con caldaie a condensazione per il riscaldamento degli ambienti (con o senza produzione di acqua calda sanitaria) o per la sola produzione di acqua calda sanitaria per una pluralità di utenze ed eventuale adeguamento dell’impianto;
  • la sostituzione di generatori con generatori di calore ad aria a condensazione ed eventuale adeguamento dell’impianto;
  • l’installazione di pompe di calore per climatizzazione degli ambienti ed eventuale adeguamento dell’impianto;
  • l’installazione di sistemi ibridi (caldaia a condensazione e pompa di calore) ed eventuale adeguamento dell’impianto;
  • implementazione di sistemi ibridi (caldaia a condensazione e pompa di calore) ed eventuale adeguamento dell’impianto;
  • l’installazione di microcogeneratori Pe<50kWe
  • l’installazione di scaldacqua a pompa di calore;
  • l’installazione di generatori di calore a biomassa;
  • installazione di sistemi di contabilizzazione del calore negli impianti centralizzati per una pluralità di utenze;
  • installazione di impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo (limitatamente ai sistemi di accumulo i dati vanno trasmessi per gli interventi con data di fine lavori a partire dal 01/01/2019);
  • la scelta del teleriscaldamento;
  • installazione di sistemi di termoregolazione e building automation.

Infine, ecco per quali elettrodomestici è necessario presentare il piano:

  • forni;
  • frigoriferi;
  • lavastoviglie;
  • piani cottura elettrici;
  • lavasciuga;
  • lavatrici;
  • asciugatrici.

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Come è ormai noto la Bce ha deciso di aumentare il costo del denaro di 50 punti base. Ma quali sono gli effetti di tale mossa? Un effetto immediato potrebbe essere la frenata dei mutui per i giovani under 36, non più così convenienti per le banche. Ecco l’analisi dell’Osservatorio MutuiSupermarket.it con le migliori offerte di mutuo disponibili oggi sul mercato.

Aumento tassi Bce, le conseguenze sui mutui

Il primo contraccolpo dell’aumento dei tassi Bce si sta riversando sull’Euribor 3 mesi che dal -0,24% di giugno è rapidamente salito allo 0,20% di oggi e si prevede che si assesti intorno allo 0,50% ad agosto. Questo impatterà certamente e rapidamente sui mutui a tasso variabile: un aumento di 50 punti base per un mutuo di 100 mila Euro in 30 anni implica un aumento della rata mensile di circa 23,50 euro.

Al contrario l’indice IRS, nonostante l’aumento del costo del denaro sta segnando una riduzione: l’IRS a 20 anni dal massimo del 2,58% toccato il 20 giugno è sceso fino al 1,99% del 22 luglio e non si esclude che possa stabilizzarsi su questi livelli. Questo rallentamento dell’IRS appare contro intuitivo. In realtà, è ben spiegabile e dipende dal fatto che l’IRS non tiene conto delle decisioni di politica monetaria di breve periodo, in quanto ha un orizzonte temporale ventennale.

Mutui casa under 36 in frenata

Le misure che azzerano le imposte sulla compravendita per gli under 36 con Isee non superiore ai 40 mila Euro scadono il 31/12 e, data l’assenza di governo con capacità decisionale, appare meno probabile una proroga della misura, per cui è bene che i più giovani accelerino il processo di scelta e acquisto della nuova casa.

Inoltre, la normativa sui tassi soglia per l’erogazione dei mutui Consap di fatto impedisce l’erogazione di mutui Consap a tasso fisso. Un rapido aumento del costo del denaro da parte della BCE potrebbe portare anche a mettere in dubbio la continuità delle offerte di mutuo con garanzia Consap a tasso variabile e variabile con cap. Sebbene la normativa necessiti di una modifica rapida, è improbabile che si realizzi. Questa è una ragione in più perché i più giovani velocizzino la stipula del mutuo.

I tassi di interesse sui mutui oggi

La media delle rilevazioni mensili dell’indice di riferimento per i mutui a tasso fisso IRS a 20 anni nel mese di luglio 2022 registra una decrescita dello -0,14% attestandosi al valore medio del 2,17% che si prevede in ulteriore diminuzione dal momento che in questi ultimi giorni di luglio l’IRS si sta muovendo al di sotto di tale livello. Il Minimo negli ultimi dodici mesi è stato registrato a gennaio 2021: 0,07%.

L’analogo indice per i mutui a tasso variabile nel mese di luglio 2022 registra una rapida crescita dal -0,24% di giugno, oggi (22/07/22) è allo 0,20% ed è previsto in rapida crescita per assestarsi ad agosto intorno allo 0,50% a seguito dell’aumento del tasso BCE deciso il 21 luglio.

Le migliori offerte di mutuo in banca oggi

Mutuisupermarlet.it simula una operazione di acquisto prima casa a tasso variabile, a tasso fisso e a tasso variabile con cap su un immobile situato a Milano. Viene mantenuto costante il valore dell’immobile a € 220.000, l’importo richiesto a € 140.000 e la durata del mutuo a 25 anni. Il profilo del richiedente è un impiegato a tempo indeterminato di 34 anni con un redito mensile di € 2.400.

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Un decreto del MITE stabilisce che i materiali derivanti da costruzioni e demolizioni cessano di essere rifiuti.

Il provvedimento era molto atteso dagli operatori del settore e fissa i paletti affinché cessi di essere considerato rifiuto l’aggregato recuperato, ossia gli scarti edili derivanti dalle opere di costruzione e di ristrutturazione degli edifici.

Cos’è l’End Of Waste

Il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani lo scorso 15 luglio ha firmato il Decreto che ridefinisce i criteri per il recupero dei rifiuti da costruzione e per il riutilizzo degli scarti in edilizia.

I materiali residui dalle attività di demolizione e costruzione di fatto smettono di essere considerati rifiuti per poter entrare in un ciclo di recupero.

Il Decreto Ministeriale contiene le procedure di sicurezza, approvate dal Consiglio di Stato e dalla Commissione Europea, per la produzione di aggregati riciclati dai rifiuti da costruzione inerti: si tratta di un regolamento in materia di End of Waste che stabilisce quali rifiuti rientrano nel provvedimento, quali sono i criteri di conformità da rispettare per poter cessare di essere rifiuto e quali sono gli scopi specifici di utilizzabilità.

Il riutilizzo degli scarti inerti

Secondo i dati contenuti nel Piano nazionale di gestione dei rifiuti, in Italia i rifiuti edili sono circa 70 milioni di tonnellate.

Il provvedimento quindi va nella direzione del contenimento degli sprechi a livello di materiali, permettendone il recupero e il riutilizzo secondo specifici criteri definiti dal regolamento.

Si tratta di un materiale che ha un effettivo valore economico e per il quale esiste un vero e proprio mercato: esso può essere utilizzato, in sostituzione della materia prima naturale, per la realizzazione di opere di ingegneria civile e destinato, per esempio, a sottofondi stradali, a riempimenti o a confezionamento di calcestruzzi.

Le condizioni per il recupero

Per poter essere recuperato, il materiale deve soddisfare specifici criteri e condizioni, quali:

  • si tratta di una sostanza comunemente utilizzata per scopi specifici;
  • esiste un mercato o una domanda per tale sostanza;
  • la sostanza soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti;
  • l’utilizzo della sostanza non avrà impatti negativi sull’ambiente o sulla salute umana.

La fase di monitoraggio

Per monitorare l’efficacia del provvedimento, è stato stabilito un periodo di 180 giorni, dopo i quali si potranno anche effettuare delle revisioni dei criteri o delle rettifiche circa la qualifica di rifiuto da costruzione riciclabile.

Gli operatori del settore a loro volta avranno a disposizione 6 mesi per adeguarsi alle nuove disposizioni.

Durante questo periodo transitorio, le novità non si applicheranno ai materiali già prodotti alla data di entrata in vigore del decreto, né tanto meno a quelli che risultano utilizzati in procedure già autorizzate.

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Ci siamo. Questo è il periodo giusto. Ma anche il più caotico per gli studenti alla ricerca di una stanza in affitto. Adesso è il momento per cercare una casa da condividere o una stanza in affitto nelle grandi città, specie quelle universitarie, dove a settembre si riprende a studiare.

Per migliaia di studenti si aprono le porte (ma spesso si chiudono anche, vista l’elevata domanda) a soluzioni abitative tra le più variegate: stanze singole o appartamenti in condivisione. Ma questa non è impresa semplice. Meglio seguire un vademecum chiaro di consigli.

La scelta della città

Una scelta a volte strategica o basata sulle personali esigenze. Tra i parametri, dovrete la vicinanza rispetto all’Ateneo universitario, l’offerta formativa e l’obbligo o meno di frequenza, le vostre esigenze di tempo libero, l’economicità o meno del posto.

I mezzi pubblici

Prima di scegliere una casa più distante dalla città, ma decisamente più economica, assicurarsi che ci siano i mezzi per andare a lezione senza troppo stress.

Il periodo migliore

Per cercare una dimora è luglio e primi di agosto, il mese in cui le stanze si liberano e in cui vengono rimesse in affitto. A metà agosto l’impresa si fa più ardua.

Prima di prendere in affitto una stanza, dedicate qualche giorno alla città in cui avete scelto di vivere, passandoci 4-5 giorni in relax, familiarizzando con i posti e i quartieri.

La ricerca su internet

Va affinata utilizzando filtri e parametri. Inutile perdere tempo nella ricerca di case con soluzioni che non sono alla portata.

Imparare l’autonomia

Potrebbe essere un buon consigli da dare ai ragazzi è quello di evitare di presentarsi con mamma o papà alla visita di una casa. Una buona lezione è imparare a cavarsela da soli, senza mai

Quanti coinquilini?

Il numero di persone con cui condividere la casa è importante e spesso si affitta a scatola chiusa, senza conoscere le persone con cui divideremo un anno intero della nostra vita abitativa. Il numero ideale di persone si attesta tra i 3 e i 4.

Meglio fare il contratto

Garantisce massime tutele. Inoltre, i genitori possono scaricare nel 730 i soldi spesi.

Le domande da fare al proprietario di casa:

  • Nell’affitto c’è qualche bolletta inclusa?
  • C’è la caldaia o lo scaldabagno?
  • Quante caparre in anticipo sono richieste?

A questo punto, se le risposte sono soddisfacenti, il posto piace e l’affare sembra fatto, bisogna bloccare subito la stanza! La concorrenza è tanta e si rischia di perdere ulteriore tempo prezioso.

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La ristrutturazione di un immobile è un’operazione molto impegnativa anche sotto il profilo economico, ma talvolta si rende necessaria in caso di acquisto o eredità di una casa un po’ datata da mettere a norma o da adattare alle proprie esigenze.

Vediamo come procedere e quali sono i costi da sostenere.

Considerazioni preliminari prima di iniziare la ristrutturazione

Innanzitutto gli interventi possono essere molto diversi a seconda della situazione dell’immobile e delle esigenze del committente, e pertanto la durata dei lavori e i costi possono variare moltissimo.

Inoltre, i costi da sostenere variano anche in base alla regione italiana, in quanto i prezzi sono più bassi al Sud.

Bisogna poi considerare gli aspetti burocratici, poiché, specie per gli interventi più importanti, ogni tipologia di opera da effettuare richiede un iter burocratico per le autorizzazioni, che ha dei propri costi.

Infine a volte il prezzo preventivato dalla stima iniziale può non corrispondere al costo definitivo degli interventi di ristrutturazione, in quanto il prezzo calcolato in fase di preventivo può essere soggetto a variazioni in corso d’opera, spesso in aumento.

Le cause sono le più svariate: l’insorgenza di difficoltà nell’esecuzione o nel completamento dei lavori per motivi tecnici o la necessità di effettuare delle modifiche non previste nel progetto iniziale.

In genere, occorre calcolare un eventuale aumento del costo totale del 15-20%.

I costi della ristrutturazione

In linea di massima, il prezzo di una ristrutturazione si aggira intorno ai 300-500 euro al metro quadrato.

Per un appartamento di 100 metri quadri, quindi, la ristrutturazione potrebbe costare circa 30.000-50.000 euro.

Il prezzo effettivo dipende da una serie di fattori:

  • le condizioni iniziali in cui si trova l’immobile;
  • la qualità dei materiali utilizzati;
  • il costo della manodopera;
  • la zona o la città in cui si trova l’immobile;
  • gli imprevisti che possono sorgere.

Inoltre, ogni opera che viene effettuata ha un’incidenza diversa sul costo finale.

Vediamo le voci principali:

  • le demolizioni incidono nella misura del 15%;
  • il rifacimento degli impianti – idraulico, termico, elettrico, ma anche eventualmente solare, domotico – è ciò che pesa maggiormente e su cui è meglio non risparmiare, e rappresenta il 40% del costo finale;
  • le ricostruzioni sono circa il 15% del totale;
  • la posa in opera di pavimenti e rivestimenti incidono per il 15% circa;
  • la pittura rappresenta il 10% del costo.

Bonus ristrutturazioni

È possibile usufruire anche di diversi incentivi statali, sotto forma di detrazioni, sconti in fattura, cessioni di credito, che possono aiutare ad affrontare queste spese.

Una delle agevolazioni più convenienti è il Bonus ristrutturazioni, grazie al quale è possibile recuperare il 50% della spesa sostenuta per le ristrutturazioni in 10 anni sotto forma di detrazioni, entro il limite complessivo massimo di 96.000 euro.

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Le temperature bollenti di questi giorni sembrano più estive che primaverili. Tuttavia, il costo dell’energia impone particolare attenzione per il consumo dei dispositivi domestici. Scopriamo come rinfrescare casa risparmiando e senza usare il condizionatore.

Per evitare che la temperatura in casa salga eccessivamente, il primo passo da compiere è dotarsi di tende da sole efficienti. Creando ombra negli interni di casa, le stanze rimarranno fresche e non accumuleranno calore durante la giornata. Per rinfrescare casa bisogna lasciare chiuse le tende durante le ore più calde.

Le piante in casa sono sempre l’opzione giusta, per tantissimi motivi e, non ultimo, per rinfrescare casa senza spendere troppo. Circondarsi di piante, e posizionarle sul davanzale delle finestre, aiuterà molto più di quanto si possa immaginare ad abbassare la temperatura, il verde infatti assorbe il calore e contribuisce a mantenere il fresco nelle stanze.

Tra le dotazioni irrinunciabili per rinfrescare casa risparmiando ci sono gli infissi per garantire un corretto isolamento termico. Installandone di nuovi e magari più efficienti, sarà utile non solo per tenere il calore fuori, ma anche per isolarsi dal freddo esterno in inverno.

Le fonti di illuminazione concorrono ad aumentare la temperatura in casa, aumentando anche la percezione di caldo. Nei giorni più caldi, quindi, bisognerebbe ridurre al minimo l’utilizzo delle lampadine, sfruttando al massimo la luce naturale. In ogni caso, è sempre consigliabile puntare sulle lampadine a LED, che consumano molto meno (circa l’80%) e non scaldano la stanza.

Ma le luci non sono l’unica fonte di calore in casa. Per rinfrescare gli ambienti domestici bisognerebbe evitare di usare anche il forno. Ma anche dispositivi elettronici come il pc o la tv tendono a scaldarsi e trasferire il calore nel resto della casa. Per quanto riguarda il computer portatile, un sostegno con ventole aiuta a raffreddarli e quindi emana meno calore.

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Se nel 2021 hai acquistato, ristrutturato o costruito la prima casa, puoi detrarre le spese dell’eventuale mutuo che hai dovuto chiedere dalla dichiarazione dei redditi. Ecco cosa devi fare e in quale percentuale puoi detrarre il mutuo dal 730.

Detrazione degli interessi passivi del mutuo dal 730

È possibile detrarre dal 730 una quota degli interessi passivi del finanziamento, in particolare il 19 per cento degli interessi passivi sul mutuo, per un massimo di 4 mila euro (per una detrazione massima di 760 euro), per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione dell’abitazione principale. Si possono detrarre anche gli interessi passivi legati all’acquisto di immobili diversi (per un massimo di 2.065,83 euro), agli interventi di recupero del patrimonio edilizio (solamente per i mutui contratti nel 1997, per un massimo di 2.582,28 euro), al miglioramento a breve medio e lungo termine in campo agricolo.

Come indicare la detrazione degli interessi passivi sul mutuo nel 730

La detrazione fiscale del 19% degli interessi passivi va indicata:

  • per i mutui ipotecari acquisto dell’abitazione principale nel rigo E7;
  • Per i mutui ipotecari per l’acquisto di altri immobili, righi da E8 a E10, codice 8;
  • Per i mutui contratti nel 1997 per interventi di manutenzione, restauro e ristrutturazione righi da E8 a E10, codice 9.

Altri costi del mutuo detraibili dalla dichiarazione dei redditi

Oltre agli interessi passivi, sono detraibili dal 730 anche gli oneri accessori sul mutuo, le commissioni agli istituti di credito ed eventuali oneri fiscali e aggiuntivi. Sono detraibili anche le spese notarili, le perizie tecniche, le spese per l’apertura di un conto corrente ad hoc.

Mutuo, quali spese non sono detraibili dal 730

Di contro, non si possono detrarre dal 730 i costi delle polizze stipulate in concomitanza con l’accensione del mutuo, gli interessi passivi legati ad aperture di credito, cessione dello stipendio, o altri tipi di finanziamento, anche se garantito da un immobile. In caso si accenda un mutuo con sovvenzioni statali, gli interessi passivi su cui calcolare la detrazione sono solo quelli che restano effettivamente in carico del contribuente.

Come si detraggono gli interessi del mutuo cointestato

In caso di mutuo cointestato, la detrazione degli interessi passivi spetta in parti uguali ad ogni intestatario, a prescindere dalla quota di proprietà della casa. Solo se la casa è cointestata ma il mutuo è in capo a una persona sola, questa potrà detrarre il mutuo al 100 per cento, anche in caso si tratti di due coniugi. L’importo massimo detraibile rimane di 4 mila euro, anche in caso di più cointestatari.

Detrazione degli interessi passivi sul mutuo per coniugi separati

Le disposizioni per la detrazione degli interessi passivi sul mutuo cointestato in parti uguali, per un massimo di 2 mila euro ciascuno, valgono anche in caso di coniugi separati legalmente, purché siano ancora cointestatari del mutuo e della casa.

Detrazione degli interessi passivi sul mutuo per coniugi a carico

In caso due coniugi siano cointestatari di una casa e del relativo mutuo, ma uno dei due coniugi sia fiscalmente a carico dell’altro, quest’ultimo può detrarre il 100 per cento degli interessi passivi.

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