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Le temperature bollenti di questi giorni sembrano più estive che primaverili. Tuttavia, il costo dell’energia impone particolare attenzione per il consumo dei dispositivi domestici. Scopriamo come rinfrescare casa risparmiando e senza usare il condizionatore.

Per evitare che la temperatura in casa salga eccessivamente, il primo passo da compiere è dotarsi di tende da sole efficienti. Creando ombra negli interni di casa, le stanze rimarranno fresche e non accumuleranno calore durante la giornata. Per rinfrescare casa bisogna lasciare chiuse le tende durante le ore più calde.

Le piante in casa sono sempre l’opzione giusta, per tantissimi motivi e, non ultimo, per rinfrescare casa senza spendere troppo. Circondarsi di piante, e posizionarle sul davanzale delle finestre, aiuterà molto più di quanto si possa immaginare ad abbassare la temperatura, il verde infatti assorbe il calore e contribuisce a mantenere il fresco nelle stanze.

Tra le dotazioni irrinunciabili per rinfrescare casa risparmiando ci sono gli infissi per garantire un corretto isolamento termico. Installandone di nuovi e magari più efficienti, sarà utile non solo per tenere il calore fuori, ma anche per isolarsi dal freddo esterno in inverno.

Le fonti di illuminazione concorrono ad aumentare la temperatura in casa, aumentando anche la percezione di caldo. Nei giorni più caldi, quindi, bisognerebbe ridurre al minimo l’utilizzo delle lampadine, sfruttando al massimo la luce naturale. In ogni caso, è sempre consigliabile puntare sulle lampadine a LED, che consumano molto meno (circa l’80%) e non scaldano la stanza.

Ma le luci non sono l’unica fonte di calore in casa. Per rinfrescare gli ambienti domestici bisognerebbe evitare di usare anche il forno. Ma anche dispositivi elettronici come il pc o la tv tendono a scaldarsi e trasferire il calore nel resto della casa. Per quanto riguarda il computer portatile, un sostegno con ventole aiuta a raffreddarli e quindi emana meno calore.

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Se nel 2021 hai acquistato, ristrutturato o costruito la prima casa, puoi detrarre le spese dell’eventuale mutuo che hai dovuto chiedere dalla dichiarazione dei redditi. Ecco cosa devi fare e in quale percentuale puoi detrarre il mutuo dal 730.

Detrazione degli interessi passivi del mutuo dal 730

È possibile detrarre dal 730 una quota degli interessi passivi del finanziamento, in particolare il 19 per cento degli interessi passivi sul mutuo, per un massimo di 4 mila euro (per una detrazione massima di 760 euro), per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione dell’abitazione principale. Si possono detrarre anche gli interessi passivi legati all’acquisto di immobili diversi (per un massimo di 2.065,83 euro), agli interventi di recupero del patrimonio edilizio (solamente per i mutui contratti nel 1997, per un massimo di 2.582,28 euro), al miglioramento a breve medio e lungo termine in campo agricolo.

Come indicare la detrazione degli interessi passivi sul mutuo nel 730

La detrazione fiscale del 19% degli interessi passivi va indicata:

  • per i mutui ipotecari acquisto dell’abitazione principale nel rigo E7;
  • Per i mutui ipotecari per l’acquisto di altri immobili, righi da E8 a E10, codice 8;
  • Per i mutui contratti nel 1997 per interventi di manutenzione, restauro e ristrutturazione righi da E8 a E10, codice 9.

Altri costi del mutuo detraibili dalla dichiarazione dei redditi

Oltre agli interessi passivi, sono detraibili dal 730 anche gli oneri accessori sul mutuo, le commissioni agli istituti di credito ed eventuali oneri fiscali e aggiuntivi. Sono detraibili anche le spese notarili, le perizie tecniche, le spese per l’apertura di un conto corrente ad hoc.

Mutuo, quali spese non sono detraibili dal 730

Di contro, non si possono detrarre dal 730 i costi delle polizze stipulate in concomitanza con l’accensione del mutuo, gli interessi passivi legati ad aperture di credito, cessione dello stipendio, o altri tipi di finanziamento, anche se garantito da un immobile. In caso si accenda un mutuo con sovvenzioni statali, gli interessi passivi su cui calcolare la detrazione sono solo quelli che restano effettivamente in carico del contribuente.

Come si detraggono gli interessi del mutuo cointestato

In caso di mutuo cointestato, la detrazione degli interessi passivi spetta in parti uguali ad ogni intestatario, a prescindere dalla quota di proprietà della casa. Solo se la casa è cointestata ma il mutuo è in capo a una persona sola, questa potrà detrarre il mutuo al 100 per cento, anche in caso si tratti di due coniugi. L’importo massimo detraibile rimane di 4 mila euro, anche in caso di più cointestatari.

Detrazione degli interessi passivi sul mutuo per coniugi separati

Le disposizioni per la detrazione degli interessi passivi sul mutuo cointestato in parti uguali, per un massimo di 2 mila euro ciascuno, valgono anche in caso di coniugi separati legalmente, purché siano ancora cointestatari del mutuo e della casa.

Detrazione degli interessi passivi sul mutuo per coniugi a carico

In caso due coniugi siano cointestatari di una casa e del relativo mutuo, ma uno dei due coniugi sia fiscalmente a carico dell’altro, quest’ultimo può detrarre il 100 per cento degli interessi passivi.

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Vasca da bagno o box doccia, cosa è meglio?

I principali vantaggi della doccia sono che consente di risparmiare spazio, acqua e migliorare sia la sicurezza che l’accessibilità. Inoltre, la pulizia è più facile. In compenso, la doccia è meno rilassante e, se in casa ci sono bambini piccoli, non è l’opzione migliore.

La vasca invece è perfetta per fare il bagno ai più piccoli, per rilassarsi o anche per alleviare alcuni disturbi e può essere anche molto estetica. Occupa però molto spazio e il consumo di acqua che comporta è elevato.

Voglio vendere o affittare, lascio la vasca o metto la doccia?

Scegliere di lasciare la vasca da bagno o realizzare un box doccia può essere una decisione complicata quando l’intenzione è quella di vendere o affittare. I propri gusti e le proprie esigenze possono essere molto diverse da quelle degli altri. Dunque, prima di decidere, conviene tenere conto di alcuni aspetti fondamentali.

Se c’è un solo bagno in casa ed è piccolo, la doccia è un’opzione migliore, poiché la stanza sembrerà sempre più grande e, quindi, più attraente.

Nel caso in cui ci siano due o più bagni in casa, l’ideale è optare per una soluzione intermedia: lasciare una vasca in uno di essi e optare per le docce negli altri.

Se l’idea è un affitto giovane, come ad esempio per gli studenti, una vasca da bagno non ha molto senso. In questo caso la comodità e la velocità di utilizzo giocano a favore della doccia.

Se invece quello che si cerca è un affitto per giovani coppie o famiglie, la vasca da bagno è un’opzione da non sottovalutare.

In generale si ritiene che la doccia rappresenti un fattore importante per rivalutare la casa.

Inoltre, il cambio è un modo semplice e veloce per ammodernare il bagno e dargli un aspetto più attuale senza dover effettuare grandi lavori.

Nel caso di case di un certo livello, l’estetica è un fattore chiave. In questo senso, le vasche da bagno sono più attraenti delle docce, sebbene anche queste possano essere sorprendenti.

Bisogna infine considerare che la doccia apre la gamma di possibili inquilini o acquirenti a persone di una certa età o con qualche problema di mobilità.

 

Scegliere tra doccia e vasca da bagno non è facile, soprattutto quando l’obiettivo è vendere o affittare. Ma c’è un’opzione intermedia che permette di godere di entrambi quando il bagno è abbastanza grande: basta posizionare la vasca sul fondo e proprio davanti o accanto alla doccia.

In ogni caso, un piccolo lavoro, sia per sostituire la vasca con doccia, sia per installare una vasca decorativa, rivaluta la casa ben al di sopra dell’investimento.

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Nella legge di bilancio 2022 arriva la proroga del superbonus 110: proroga delsuperbonus 110 sino al 2023  solo per condomini e case popolari, mentre per le case unifamiliari ci sarà una proroga al 2022. Il tetto Isee, prima previsto, è stato invece cancellato. Vediamo tutte le novità sul superbonus 110.

Superbonus 110 proroga 2022 case unifamiliari

La proroga del superbonus 110 arriva anche per le case unifamiliari al 31 dicembre 2022, senza limite Isee di 25mila euro, in virtù di un accordo durante il passaggio parlamentare della legge di bilancio 2022.

Però c’è una condizione: che al 30 giugno 2022 siano stati effettuati almeno il 30% dei lavori del superbonus 110.

La proroga vale per tutte le abitazioni unifamiliari senza differenza di tra prima e seconda casa.

Superbonus proroga al 2023

La proroga al 2023 del superbonus 110 arriva per i condomini e gli IACP. Ma con una novità anche per loro perché a partire dal 2024 scatta il “decalage” della detrazione delle spese sostenute: sarà del 70% nell’anno 2024, del 65% nel 2025.

Proroga al 31 dicembre 2023 per gli immobili di proprietà delle cooperative sempre e quando alla data del 30 giugno 2023 sia stato effettuata il 60% dei lavori.

 

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Il colore Pantone del 2022 si chiama “Very Peri” ed è dedicato al coraggio e alla ripartenza.

Non chiamatelo lilla o solo blu pervinca. E’ il numero ’17-3938′ e lo troveremo nelle vetrine e nei nostri armadi ed a lui è affidato il compito di ispirare carica e creatività in questi tempi difficili.

E’una tonalità di blu pervinca, con sottotono viola e rosso, il colore scelto dall’istituto Pantone, come simbolo del 2022. La nuance eletta per interpretare il nuovo anno mostra un’attitudine vivace e gioiosa, incoraggia la creatività ed esprime fantasia e, per la prima volta, è un neo colore. Gli analisti, infatti, non hanno indicato una tonalità già nota, ma hanno scelto di partire da zero. “Una dinamica tonalità blu pervinca con un vivificante sottotono rosso violaceo fonde la fedeltà e la costanza del blu con l’energia e l’eccitazione del rosso”, dichiara Laurie Pressman, Vice Presidente di Pantone Color Institute, che spiega il perché della scelta: “Grazie ad un nuovo colore, riflettiamo l’innovazione e la trasformazione globale in atto.

La società continua a riconoscere il colore come forma fondamentale di comunicazione ed espressione e la complessità di questa nuova tonalità di blu, infusa di rosso-viola, evidenzia le possibilità che si aprono davanti a noi”.  Con l’elezione del colore dell’anno, dal 2000, Pantone riflette su quanto accaduto nella cultura generale, cercando di esprimere ciò di cui le persone hanno bisogno e la nuance scelta, ad ogni dicembre, finisce con influenzare i trend di design e marketing per tutto l’anno successivo.

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L’agevolazione, sottolinea la guida aggiornata dell’Agenzia delle Entrate, è stata prorogata dalla legge di Bilancio 2022 per le spese sostenute negli anni 2022, 2023 e 2024 per acquistare mobili e grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla classe A per i forni, alla classe E per le lavatrici, le lavasciugatrici e le lavastoviglie, alla classe F per i frigoriferi e i congelatori.

La detrazione si ottiene indicando le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi e spetta unicamente al contribuente che usufruisce della detrazione per le spese di intervento di recupero del patrimonio edilizio. Si ha diritto al bonus mobili ed elettrodomestici anche quando il contribuente ha scelto, in alternativa alla fruizione diretta delle detrazioni per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, di cedere il credito o di esercitare l’opzione per lo sconto in fattura.

In base alle ultime novità, come indicato dalla guida aggiornata sul bonus mobili dell’Agenzia delle Entrate, indipendentemente dall’importo delle spese sostenute per i lavori di recupero del patrimonio edilizio, la detrazione del 50% va calcolata su un importo massimo di 10.000 euro per l’anno 2022 e di 5.000 euro per gli anni 2023 e 2024 (il limite era pari a 16.000 euro per gli acquisti effettuati nel 2021) riferito, complessivamente, alle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. La detrazione deve essere ripartita tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo.

Si ricorda che il bonus mobili rappresenta quella detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici destinati ad arredare un immobile oggetto di interventi di recupero del patrimonio edilizio.

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La tavola di Capodanno è un elemento da non trascurare per accogliere il nuovo anno al meglio, non basta quindi pensare solo al menù e allo champagne da mettere in freddo per il conto alla rovescia.

Bisogna pensare alla tovaglia, ai centrotavola e ai segnaposto e abbinare al meglio piatti, bicchieri, colori e accessori per stupire i vostri ospiti e arrivare preparati al cenone del 31 dicembre. Ecco alcuni consigli.

Potete scegliere gli elementi giusti in base al tipo di cena che volete organizzare, anche se ci sono dei consigli base che valgono sempre e che possono essere utili: ad esempio non è necessario avere una tovaglia particolare: andrà benissimo una bellissima tovaglia bianca, in quel caso giocherete con colori ad hoc, come oro e argento, per le decorazioni.

Se per il dopo cenone è prevista anche una piccola festa potete aggiungere elementi divertenti come piccoli gadget, palloncini e festoni originali scegliendo un tema o un colore predominanti per donare personalità e carattere alla vostra tavola.

Ecco alcune regole da seguire per apparecchiare la tavola in modo perfetto ed elegante seguendo il galateo: innanzitutto preparate la tavola prima dell’arrivo degli ospiti, senza ridurvi all’ultimo minuto. Riguardo a tavolo e sedie, fate in modo che gli ospiti stiano comodi quindi, se il tavolo è piccolo, provvedete in tempo; le sedie poi dovranno essere tutte uguali e della stessa altezza. La tovaglia dovrà essere ben pulita e stirata, quindi controllatela prima, così da poter rimediare, lo stesso vale per i tovaglioli che dovranno ovviamente essere abbinati in base al colore della tovaglia che avete scelto: se non volete utilizzare quelli di stoffa, utilizzate quelli di carta che dovranno però essere eleganti e resistenti. Se si tratta di una cena formale piegate i tovaglioli a triangolo e metteteli nel piatto o piegateli a sinistra, nel caso di una cena informale potete metterli anche nel portatovaglioli.

Ponete poi i piatti al bordo del tavolo e ben distanziati tra loro: mettete prima il sottopiatto, poi il piatto per le pietanze e quello per la  minestra. Potete poi aggiungere un piccolo piatto per il pane a sinistra. Riguardo alle posate il galateo vuole che siano posizionate verso l’interno e da sinistra verso destra: a sinistra del piatto la forchetta normale e quella del pesce, a destra ci saranno coltello, con la lama rivolta verso l’interno, e cucchiaio mentre, le posate per formaggi e dessert in alto orizzontalmente. I bicchieri saranno posizionati in base alla loro grandezza: prima quello dell’acqua, più grande, e poi vino rosso, vino bianco e flute per lo champagne o lo spumante. Per l’acqua utilizzate sempre una caraffa: per l’acqua frizzante è ammessa la bottiglia in vetro, ma mai quella di plastica.

Tovaglia di Capodanno: dal bianco all’argento da impreziosire con gli accessori giusti
Il consigli per chi non vuole osare con una tovaglia particolare è di scegliere il bianco: il total white può essere la scelta vincente per la tavola di Capodanno perché permette di giocare con colori e accessori con maggiore libertà. I colori classici da abbinare, in entrambe i casi, sono l’oro e l’argento: potete scegliere sottopiatti o tovaglioli del colore prescelto per una decorazione chic e originale. Per quanto riguarda i tovaglioli, sulla tovaglia bianca potete ovviamente abbinare anche quelli rossi, se preferite, che creano il giusto contrasto, magari con l’aggiunta di una piccola decorazione per impreziosirli.

   

 

 

 

I piatti da scegliere: classici o originali ma mai di plastica

Se amate i piatti di porcellana bianchi potete semplicemente impreziosirli con sottopiatti oro o argento, in base al tema della vostra tavola. In alternativa, un’idea originale può essere quella di utilizzare dei piatti a tema orologio come simbolo del conto alla rovescia per l’arrivo del nuovo anno. Per dare un tocco diverso alla tavola del cenone di Capodanno, potete utilizzare anche piatti quadrati oppure ovali, così da rompere la monotonia dei classici piatti tondi e rendere la tavola più moderna. Ovviamente sono banditi i piatti di plastica o di carta, che possono essere utili in alcune occasioni, ma decisamente da evitare per il cenone dell’ultimo dell’anno.

Segna bicchieri o calici: elementi indispensabili per il cenone
Per i festeggiamenti di Capodanno non possono mancare calici o segna bicchieri. Anche in questo caso, così come per i piatti, sono vietati i bicchieri di plastica: fanno eccezione solo i bambini o se avete a cena tanti ospiti, utilizzando però sempre quelli trasparenti e in plastica rigida, magari a forma di flute. I segna bicchieri sono d’obbligo per i buffet, dove non è necessario stare seduti per tutto il tempo, in questo modo ognuno avrà il suo bicchiere senza perderlo. In vendita li trovate di tante forme e colori.

Segnaposto e centrotavola in tema

Per completare la tavola per il cenone di Capodanno, non possono mancare i segnaposto che potete realizzare anche con il fai da te in modo davvero facile: l’importante è abbinarli con i colori e il tema della tavola.
Ecco alcune idee:

               

Il centrotavola

I centrotavola green sono sempre i più apprezzati e belli da vedere: potete realizzarli con piantine vere da inserire in piccoli vasetti di alluminio, oppure utilizzare dei rametti di abete da adagiare sulla tavola. Tra una piantina e l’altra sistemate delle candele alte e sottili che daranno un tocco più suggestivo alla tavola dei Capodanno. Se la vostra tavola della vigilia di Capodanno sarà addobbata in modo classico, potete optare per una candela bianca, con candelabro abbinato al colore che avete scelto per il tema della vostra tavola, a cui affiancare un vaso di cristallo trasparente con palline natalizie, meglio se glitterate o luccicanti.

 

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Con i primi freddi, e l’aumento delle bollette, torna di estrema attualità il tema dei riscaldamenti. Ma quanto costa riscaldare casa? Scopriamo le differenze a seconda della modalità utilizzata.

L’ultimo rapporto sui consumi energetici delle famiglie italiane, realizzato da Istat con Enea e MiSE, risale in realtà al 2013. La fotografia scattata mostrava che la spesa media annua per famiglia era di 1.635 euro è proprio il riscaldamento (specie se a gasolio o metano) rappresentava la voce più gravosa, pur con differenze territoriali (le famiglie del Nord spendono in bollette energetiche in media sui 1.800 euro contro i circa 1.400 di quelle del Sud).

Il gasolio è la fonte energetica che richiede la maggiore spesa media per famiglia, quasi 1.400 euro l’anno, più di quella destinata al metano (circa 1.000 euro) e all’energia elettrica (581 euro all’anno in media).

L’impianto di riscaldamento più diffuso è quello autonomo, sia per gli ambienti (lo utilizzano 66 famiglie su 100), sia per l’acqua calda (74). Il 70% delle famiglie usa il metano; il 14,5% le famiglie utilizza le biomasse (per le stufe a pellet); mentre GPL, energia elettrica e gasolio assumono un ruolo complessivamente marginale.

Durante l’inverno l’impianto di riscaldamento viene utilizzato, in media, per poco meno di 8 ore al giorno. La fascia oraria in cui l’utilizzo è più frequente è quella pomeridiana (dalle ore 13,00 alle 21,00) con una media nazionale di 4 ore e 24 minuti. Gli impianti sono accesi in media per 2 ore e 26 minuti la mattina (dalle ore 5,00 alle 13,00) e solo poco più di un’ora di notte (tra le 21,00 e le 5,00).

Il numero di ore di accensione è più elevato nella ripartizione settentrionale che, con oltre 9 ore in media, supera di circa due ore il Centro (7 ore) e di oltre tre ore e mezzo il Mezzogiorno (6 ore e 20 minuti). Tra le regioni del Nord, Valle d’Aosta e Piemonte (a ovest) ed Emilia-Romagna (a est) sono quelle con tempi di accensione più prolungati. Gli impianti centralizzati sono accesi più a lungo (9 ore e 10 minuti in media) rispetto ad apparecchi singoli (8 ore e 40 circa) e autonomi (7 ore e 20).

Il metano di rete alimenta oltre l’80% degli impianti di riscaldamento di tipo centralizzato o autonomo, mentre si ricorre prevalentemente alle biomasse (73,9%) per gli apparecchi singoli fissi (caminetti o stufe). Gli apparecchi portatili per riscaldare l’abitazione si distribuiscono equamente tra dispositivi a energia elettrica e a GPL. Tra gli impianti centralizzati, più di uno su dieci è alimentato a gasolio.

Per l’acqua calda i dati sono simili, salvo una maggiore penetrazione del vettore elettrico: usato dal 14,4% del campione, presumibilmente soprattutto sotto forma di boiler elettrici.

Più di una famiglia su cinque fa uso di legna per scopi energetici (consumando 3,2 tonnellate in media all’anno); di queste la metà circa si auto-approvvigiona (del tutto o in parte). Ad usare il pellet è il 4,1% delle famiglie.

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Come rinnovare la cucina con pochi soldi? Se lo stile di questo importante ambiente della casa è oramai fuori moda e vuoi dare un tocco nuovo, non demordere. Non è necessario sostenere una spesa importante. Per un aspetto totalmente rinnovato si possono fare piccoli cambiamenti anche a meno di 1.000 euro.

 

Dipingi le piastrelle e rinnova il pavimento

Si tratta di un modo rapido, semplice ed economico per dire addio a quelle piastrelle che hanno smesso di essere di tendenza. Se non vuoi fare lavori o spendere molto, ridipingile. E magari posiziona anche delle piastrelle in Pvc sul vecchio pavimento. Con questi due piccoli cambiamenti la cucina sarà completamente diversa.

 

Armadi quasi come nuovi

No, non stiamo parlando di cambiarli, ma di dare loro una seconda vita. Come? Sono due i modi possibili, l’importante è che siano in buone condizioni. Il primo è dipingerli o laccarli. Il secondo è sostituire solo ante e cassetti.

Cambia il piano di lavoro e metti un utile scaffale

Il top, o piano di lavoro, è uno degli elementi che soffre di più in una cucina ed è anche un elemento essenziale. Puoi scegliere tra un’infinità di materiali e con 1.000 euro puoi sbizzarrirti. Scegliendo un materiale economico, come legno o laminati, avrai denaro da spendere per mettere un utile scaffale per riporre tutti gli utensili.

Apri la cucina sul soggiorno

Se il tuo soggiorno e la tua cucina sono collegati, un’idea più economica di quanto pensi è creare un unico ambiente. Se lo fai solo fino a metà altezza, puoi approfittarne per realizzare un’isola per la colazione. L’intero ambiente sarà più luminoso e sembrerà più spazioso. La tua cucina sembrerà un’altra senza aver cambiato quasi nulla.

 

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Un anno di risparmi accumulati e un’altra estate alle porte in cui convivere con le misure anti-Covid: potrebbero essere questi i due fattori che hanno spinto molti italiani a cercare una casa al mare da acquistare.

Infatti nell’ultimo anno, analizzando il mercato nelle principali aree del turismo di mare, la domanda ha fatto segnare importanti aumenti ovunque, con un record del +153% nelle Cinque Terre e del +119% nelle isole Pelagie (Linosa e Lampedusa).

Spostarsi verso le seconde case appare ormai per molti l’unica garanzia di potersi muovere dalla propria residenza in cui si è trascorso quasi ininterrottamente l’ultimo anno, fra lockdown e restrizioni. Se a questo si sommano i grandi risparmi accumulati in questi mesi, non sorprende un incremento così importante della domanda di casa nei luoghi di mare più belli del nostro Paese. La nostra analisi rivela una vera volontà di comprare un posto al sole, da utilizzare quest’anno come luogo di villeggiatura e probabilmente come fonte di reddito per gli anni a avvenire, con la fine della pandemia e la riapertura del turismo.

Il maggior incremento di richieste rispetto all’anno scorso è visibile nelle località turistiche facilmente raggiungibili dai grandi centri, in particolare da Milano, con le già citate Cinque Terre, e da Roma. Le altre aree che hanno segnato un volume di domanda molto al di sopra dello scorso anno sono infatti l’arcipelago delle isole Ponziane (+85%), l’Agroromano e il Golfo di Gaeta (+68%) e la Maremma Laziale (+61%). È aumentata dell’85% la domanda di immobili in vendita nell’Arcipelago Toscano.

Se l’interesse per l’acquisto di un immobile al mare risulta in aumento in tutte le aree turistiche del Paese prese in considerazione, aumenta anche quello per le località del Sud. Scorrendo la classifica di quelle che hanno guadagnato maggior interesse rispetto all’anno scorso si trovano infatti anche il Cilento e le isole di fronte alla Campania, con un aumento della domanda di quasi il 50%. Anche in Sicilia si è registrato un incremento delle ricerche di oltre il 30%, mentre si è fermata poco prima di questa soglia la Puglia, con le zone del Salento (+29%) e del Gargano (+26%).

L’aumento generalizzato dell’offerta va ricondotto al momento storico di forte difficoltà per chi era in possesso di un immobile nelle località turistiche spesso destinato a casa vacanze. Molti proprietari, a fronte delle spese elevate richieste dalla manutenzione e dalla tassazione per questi immobili, hanno preferito metterli in vendita, alimentando così la disponibilità di case, spesso di qualità superiore alle altre, essendo maggiormente curate e ristrutturate. Questa particolare situazione, che ormai possiamo ricondurre alla pandemia e che osserviamo da diversi mesi, porta i prezzi a non subire grosse oscillazioni, sia per una maggiore qualità delle abitazioni in vendita, di conseguenza di maggior valore, sia per una sorta di resilienza da parte di chi le vende che non è ancora disposto a ribassare il prezzo.

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