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L’era dei mutui super convenienti sembra essere definitivamente avviata alla fine. Inflazione e conflitto in Ucraina hanno accelerato il ritorno dei tassi di interesse sui mutui in territorio positivo, rendendo più cari soprattutto i mutui a tasso fisso, ma c’è incertezza anche per quanto riguarda il prossimo andamento dei mutui a tasso variabile. Vediamo di quanto sono aumentati i tassi dei mutui qual è la situazione attuale in confronto a quella di qualche mese fa.

Andamento dei tassi Eurirs ed Euribor da inizio anno

Da inizio anno, i tassi di riferimento per i mutui a tasso variabile e, soprattutto, a tasso fisso hanno mostrato ampi movimenti.

Per quanto riguarda l’Euribor, riferimento per i mutui a tasso variabile, il confronto tra i tassi rilevati al 4 gennaio e al 4 maggio vede una scadenza a un mese cambiata da -0.58 a -0.54, la scadenza a tre mesi da -0.57 a -0.43, la scadenza a sei mesi da -0.54 a -0.21. Una situazione quindi in cui si resta ampiamente sotto lo zero ma in cui i mutui a tasso variabile sono stati ritoccati al rialzo, soprattutto in riferimento alla scadenza a tre mesi che è quella comunemente utilizzata per i mutui di questo tipo in Italia.

Per quanto riguarda i mutui a tasso fisso, i movimento al rialzo è ancora più marcato. Tra il 4 gennaio e il 4 maggio abbiamo infatti un tasso Eurirs variato da  0.34 a 1.78 per la scadenza a dieci anni; da 0.53 a 1.89 per la scadenza a 15 anni; da 0.59 a 1.78 per la scadenza a 20 anni; da 0.57 a 1.62 per la scadenza a 25 anni; da 0.53 a 147 per la scadenza a 30 anni.

Ulteriori ritocchi al rialzo sono dovuti agli aggiustamenti degli spread bancari e sono attesi durante l’anno qualora, come è probabile, la Bce dovesse decidere di alzare i tassi di interesse.

Rate del mutuo in aumento

Vari istituti affermano che tutte le banche hanno alzato gli spread, alcune anche raddoppiandoli, altre di circa il 50%. In media possiamo dire che all’inizio dell’anno si potevano ottenere mutui a tasso fisso nell’ambito dello 0,80% – 1% e che ora sono aumentati all’1,80% – 2,50%.

I titolari di mutui dovranno quindi pagare più interessi sui prestiti per finanziare l’acquisto di una casa. Tralasciando i costi che il cliente deve assumersi (come la perizia dell’immobile o le tasse legate all’operazione di vendita), il costo aggiuntivo dovuto all’aumento degli interessi, secondo il Codacons, si avvicina ai 9.000 euro annui.

Va ricordato che più lunga è la durata per del prestito, maggiore è l’interesse che il consumatore deve assumersi. Pertanto, l’impatto del rialzo dei tassi di interesse è maggiore nei mutui a 30 anni rispetto a quelli sottoscritti a 10 o 20 anni.

Particolarmente colpiti saranno i giovani, poiché sono più propensi a richiedere termini di finanziamento più lunghi rispetto ai consumatori di altre fasce di età. Peraltro, i mutui concessi agli under 36 potrebbero riscontrare uno stop.

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La stipula di un contratto d’affitto ad uso transitorio conviene quando l’esigenza alla base della locazione è circoscritta ad un periodo di tempo limitato. Scopriamo quali sono le caratteristiche principali di questa formula contrattuale.

contratti di locazione di natura transitoria sono particolarmente flessibili e, per questo, sempre più utilizzati. Con questa tipologia di contratto, il locatore mette a disposizione di un conduttore un immobile per esigenze temporanee e non turistiche.

Normativa di riferimento del contratto di locazione di natura transitoria

I contratti di locazione di natura transitoria sono disciplinati dall’art. 5 della legge n. 431/1998 e dall’art. 2 del Decreto Ministeriale del 5 marzo 1999, sostituito dal Decreto del 30 dicembre 2002. Pena nullità, questa tipologia di contratto deve essere redatto in forma scritta, utilizzando i modelli di locazione predisposti dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, e deve essere registrato presso l’Agenzia delle Entrate. La registrazione è obbligatoria perché i contratti di locazione ad uso transitorio hanno una durata superiore ai 30 giorni.

All’interno del contratto d’affitto è necessario inserire le generalità delle parti, la descrizione dell’immobile in locazione, l’importo del canone pattuito, la modalità di versamento del canone, la durata del contratto e la clausola con la quale il conduttore dichiara di aver preso visione dell’APE.

Esigenza transitoria: cos’è

Quando si compila il modello del contratto di locazione di natura transitoria è fondamentale dare indicazione dell’esigenza transitoria che sta alla base della stipula del contratto d’affitto. Ciò che bisogna fare è allegare tutta la documentazione che prova quanto affermato all’interno del contratto.

Ad esempio, se il motivo della transitorietà è un’esigenza lavorativa, occorre allegare al contratto di locazione il contratto di lavoro subordinato del conduttore. Se questa indicazione viene omessa, il contratto di locazione di natura transitoria si trasforma in contratto d’affitto a canone libero e la sua durata sarà di quattro anni, rinnovabili per altri quattro.

I contratti ad uso transitorio, quindi, hanno l’obiettivo di permettere alle parti di stipulare un contratto in grado di adattarsi ad esigenze temporanee. Il motivo della transitorietà può essere non solo legato ad un’esigenza lavorativa, ma anche ad esigenze di studio. Una tendenza molto diffusa, infatti, è attivare contratti di locazione di natura transitoria per studenti universitari.

Contratto di locazione di natura transitoria: durata, rinnovo e canone

La durata dei contratti di locazione di natura transitoria è disciplinata dalla legge. Essa va da un minimo di 30 giorni fino ad un massimo di 18 mesi. Dopo la naturale scadenza del contratto, è possibile rinnovarlo, purché l’esigenza transitoria del conduttore perduri. In questo caso, è indispensabile che il conduttore provveda a comunicare all’altra parte il protrarsi dell’esigenza transitoria a mezzo raccomandata.

Per quanto riguarda l’ammontare dell’affitto, il contratto di locazione di natura transitoria è a canone concordato: può essere liberamente pattuito da conduttore e locatore, fatta eccezione per le città italiane considerate ad alta densità abitativa, come Roma, Milano, Torino e Venezia.

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Il conflitto in Ucraina e l’inflazione per ora non hanno modificato l’andamento della domanda di mutui prima casa da parte delle famiglie rispetto al recente passato. Tiene la domanda di nuovi mutui grazie agli under 35, che arrivano a pesare per il 34,5% sul totale. L’incidenza delle surroghe cala ancora e si attesta al 14%. In aumento anche l’importo medio richiesto. Queste le principali evidenze dell’ultimo Barometro Mutui Crif.

Chiedere un mutuo nel 2022

La richiesta di mutui nel marzo 2022, secondo Crif, ha visto un -25,8% a causa del costante ridimensionamento delle surroghe (il cui peso arriva a spiegare il 14% del totale). Consolidando la vista a livello di l primo trimestre dell’anno si conferma l’andamento divergente, con le richieste di mutui immobiliari che segnano un
-25,5% mentre i prestiti, nel complesso di personali più finalizzati, crescono del +24,3% rispetto al corrispondente periodo del 2021.

Mutui prima casa giovani under 36

Tuttavia, se guardiamo i nuovi mutui, i volumi di richiesta mostrano una sostanziale tenuta. Il merito è in particolare della vivacità degli under 35,  che mostrano un’incidenza stabilmente superiore al 30% del totale ed esercitano un ruolo di traino sull’intero comparto. In questo contesto da segnalare un altro fenomeno positivo, accelerato dalla diffusione della pandemia negli ultimi due anni, rappresentato dal flusso di richieste indirizzato verso le piattaforme di operatori digitali, che nel I trimestre del 2022 è cresciuto del +178% rispetto allo stesso periodo del 2021, con una accentuazione marcata tra i consumatori della Generazione Z, che fanno segnare una crescita addirittura del +350% A seguire i Baby Boomers, con un +183%, e i Millennnials, con un +165%, a riprova del fatto che la domanda digitale è ormai un fenomeno transgenerazionale”.

 Mutuo prima casa, in quanto tempo si rimborsa

In questa fase di incertezza va segnalato come gli italiani continuino a privilegiare piani di rimborso più lunghi dei mutui prima casa, con oltre l’80% delle richieste che prevede una durata superiore ai 15 anni.

L’importo medio richiesto, invece, nel mese di marzo si è attestato a 143.423 euro, in crescita del +4,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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Il temuto rincaro delle bollette dell’energia è ormai realtà. È importante tenere a mente che, oltre agli interventi pubblici per il contenimento dei rincari, ci sono alcuni accorgimenti e buone abitudini che si possono adottare per evitare sprechi e risparmiare. Ecco quindi 4 essenziali mosse per ridurre i consumi in modo da tagliare i costi in bolletta e, allo stesso tempo, adottare dei comportamenti più sostenibili nel rispetto dell’ambiente.

Effettuare la manutenzione della caldaia

Oltre ad un utilizzo oculato del riscaldamento, una delle mosse più importanti per ridurre i costi della bolletta del gas consiste nella regolare manutenzione della caldaia che deve essere effettuata ogni anno. Il suo controllo risulta indispensabile, non solo perché previsto dalla legge, ma anche perché permette di individuare la presenza di eventuali anomalie che potrebbero provocare sprechi di gas. Altra buona abitudine da adottare è spegnere la caldaia quando non la si utilizza, ad esempio nelle ore notturne. Nel caso in cui si debba, invece, installarne una nuova, è bene preferire i modelli a condensazione che sono più efficienti e, in abbinamento ai pannelli radianti, consentono di risparmiare fino al 30% in bolletta.

Valutare fonti di riscaldamento alternative

Una valida soluzione per ottimizzare i consumi e risparmiare sul riscaldamento a metano, consiste nell’installazione di pompe di calore o pavimenti riscaldanti attraverso pannelli radianti. Se poi si volesse avere anche un maggiore impatto positivo sull’ambiente, l’ideale è l’installazione di pannelli fotovoltaici. Un intervento più impegnativo ma che nel lungo periodo assicura molteplici benefici, soprattutto quando è eseguito da professionisti qualificati. Questa scelta energetica alternativa e sostenibile, permette anche di accedere ai bonus stanziati dal Governo, applicabili su interventi di diverso tipo, quali lavori di ristrutturazione o di riqualificazione energetica.

Scegliere elettrodomestici più performanti

Qualora fosse necessario sostituire uno o più elettrodomestici, l’ideale per ridurre in modo significativo i consumi è preferire quelli di categoria superiore, con una classe energetica più performante e dunque non inferiore ad A+. Ogni elettrodomestico, dalla tv alla lavatrice, ha il suo consumo di energia elettrica e per ciascuno di essi l’adozione di piccoli accorgimenti consente di evitare inutili sprechi. Una mossa semplice e poco invasiva per ridurre il costo medio derivante dagli apparecchi tecnologici presente in bolletta è usarli con accortezza e non lasciarli in stand by. Per alcuni elettrodomestici, poi, è possibile impostare anche funzionalità e programmi per incidere positivamente sul consumo. Ad esempio, nel caso del frigorifero che resta sempre acceso, si può impostare una temperatura più alta rispetto alla minima, che è più dispendiosa, per avere un duplice beneficio: ridurre i consumi e risparmiare.

Preferire le lampadine a LED

Sostituire le vecchie lampade a incandescenza con quelle a LED di ultima generazione è una scelta che permette di risparmiare in bolletta. Nonostante il costo più elevato rispetto a quelle tradizionali, le lampadine a LED sono più efficienti e durano circa 15/25 volte di più. Uno stratagemma semplice e non invasivo per tagliare i costi in bolletta.

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Vasca da bagno o box doccia, cosa è meglio?

I principali vantaggi della doccia sono che consente di risparmiare spazio, acqua e migliorare sia la sicurezza che l’accessibilità. Inoltre, la pulizia è più facile. In compenso, la doccia è meno rilassante e, se in casa ci sono bambini piccoli, non è l’opzione migliore.

La vasca invece è perfetta per fare il bagno ai più piccoli, per rilassarsi o anche per alleviare alcuni disturbi e può essere anche molto estetica. Occupa però molto spazio e il consumo di acqua che comporta è elevato.

Voglio vendere o affittare, lascio la vasca o metto la doccia?

Scegliere di lasciare la vasca da bagno o realizzare un box doccia può essere una decisione complicata quando l’intenzione è quella di vendere o affittare. I propri gusti e le proprie esigenze possono essere molto diverse da quelle degli altri. Dunque, prima di decidere, conviene tenere conto di alcuni aspetti fondamentali.

Se c’è un solo bagno in casa ed è piccolo, la doccia è un’opzione migliore, poiché la stanza sembrerà sempre più grande e, quindi, più attraente.

Nel caso in cui ci siano due o più bagni in casa, l’ideale è optare per una soluzione intermedia: lasciare una vasca in uno di essi e optare per le docce negli altri.

Se l’idea è un affitto giovane, come ad esempio per gli studenti, una vasca da bagno non ha molto senso. In questo caso la comodità e la velocità di utilizzo giocano a favore della doccia.

Se invece quello che si cerca è un affitto per giovani coppie o famiglie, la vasca da bagno è un’opzione da non sottovalutare.

In generale si ritiene che la doccia rappresenti un fattore importante per rivalutare la casa.

Inoltre, il cambio è un modo semplice e veloce per ammodernare il bagno e dargli un aspetto più attuale senza dover effettuare grandi lavori.

Nel caso di case di un certo livello, l’estetica è un fattore chiave. In questo senso, le vasche da bagno sono più attraenti delle docce, sebbene anche queste possano essere sorprendenti.

Bisogna infine considerare che la doccia apre la gamma di possibili inquilini o acquirenti a persone di una certa età o con qualche problema di mobilità.

 

Scegliere tra doccia e vasca da bagno non è facile, soprattutto quando l’obiettivo è vendere o affittare. Ma c’è un’opzione intermedia che permette di godere di entrambi quando il bagno è abbastanza grande: basta posizionare la vasca sul fondo e proprio davanti o accanto alla doccia.

In ogni caso, un piccolo lavoro, sia per sostituire la vasca con doccia, sia per installare una vasca decorativa, rivaluta la casa ben al di sopra dell’investimento.

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Nella legge di bilancio 2022 arriva la proroga del superbonus 110: proroga delsuperbonus 110 sino al 2023  solo per condomini e case popolari, mentre per le case unifamiliari ci sarà una proroga al 2022. Il tetto Isee, prima previsto, è stato invece cancellato. Vediamo tutte le novità sul superbonus 110.

Superbonus 110 proroga 2022 case unifamiliari

La proroga del superbonus 110 arriva anche per le case unifamiliari al 31 dicembre 2022, senza limite Isee di 25mila euro, in virtù di un accordo durante il passaggio parlamentare della legge di bilancio 2022.

Però c’è una condizione: che al 30 giugno 2022 siano stati effettuati almeno il 30% dei lavori del superbonus 110.

La proroga vale per tutte le abitazioni unifamiliari senza differenza di tra prima e seconda casa.

Superbonus proroga al 2023

La proroga al 2023 del superbonus 110 arriva per i condomini e gli IACP. Ma con una novità anche per loro perché a partire dal 2024 scatta il “decalage” della detrazione delle spese sostenute: sarà del 70% nell’anno 2024, del 65% nel 2025.

Proroga al 31 dicembre 2023 per gli immobili di proprietà delle cooperative sempre e quando alla data del 30 giugno 2023 sia stato effettuata il 60% dei lavori.

 

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Il colore Pantone del 2022 si chiama “Very Peri” ed è dedicato al coraggio e alla ripartenza.

Non chiamatelo lilla o solo blu pervinca. E’ il numero ’17-3938′ e lo troveremo nelle vetrine e nei nostri armadi ed a lui è affidato il compito di ispirare carica e creatività in questi tempi difficili.

E’una tonalità di blu pervinca, con sottotono viola e rosso, il colore scelto dall’istituto Pantone, come simbolo del 2022. La nuance eletta per interpretare il nuovo anno mostra un’attitudine vivace e gioiosa, incoraggia la creatività ed esprime fantasia e, per la prima volta, è un neo colore. Gli analisti, infatti, non hanno indicato una tonalità già nota, ma hanno scelto di partire da zero. “Una dinamica tonalità blu pervinca con un vivificante sottotono rosso violaceo fonde la fedeltà e la costanza del blu con l’energia e l’eccitazione del rosso”, dichiara Laurie Pressman, Vice Presidente di Pantone Color Institute, che spiega il perché della scelta: “Grazie ad un nuovo colore, riflettiamo l’innovazione e la trasformazione globale in atto.

La società continua a riconoscere il colore come forma fondamentale di comunicazione ed espressione e la complessità di questa nuova tonalità di blu, infusa di rosso-viola, evidenzia le possibilità che si aprono davanti a noi”.  Con l’elezione del colore dell’anno, dal 2000, Pantone riflette su quanto accaduto nella cultura generale, cercando di esprimere ciò di cui le persone hanno bisogno e la nuance scelta, ad ogni dicembre, finisce con influenzare i trend di design e marketing per tutto l’anno successivo.

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L’agevolazione, sottolinea la guida aggiornata dell’Agenzia delle Entrate, è stata prorogata dalla legge di Bilancio 2022 per le spese sostenute negli anni 2022, 2023 e 2024 per acquistare mobili e grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla classe A per i forni, alla classe E per le lavatrici, le lavasciugatrici e le lavastoviglie, alla classe F per i frigoriferi e i congelatori.

La detrazione si ottiene indicando le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi e spetta unicamente al contribuente che usufruisce della detrazione per le spese di intervento di recupero del patrimonio edilizio. Si ha diritto al bonus mobili ed elettrodomestici anche quando il contribuente ha scelto, in alternativa alla fruizione diretta delle detrazioni per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, di cedere il credito o di esercitare l’opzione per lo sconto in fattura.

In base alle ultime novità, come indicato dalla guida aggiornata sul bonus mobili dell’Agenzia delle Entrate, indipendentemente dall’importo delle spese sostenute per i lavori di recupero del patrimonio edilizio, la detrazione del 50% va calcolata su un importo massimo di 10.000 euro per l’anno 2022 e di 5.000 euro per gli anni 2023 e 2024 (il limite era pari a 16.000 euro per gli acquisti effettuati nel 2021) riferito, complessivamente, alle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. La detrazione deve essere ripartita tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo.

Si ricorda che il bonus mobili rappresenta quella detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici destinati ad arredare un immobile oggetto di interventi di recupero del patrimonio edilizio.

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Una delle scelte che tutti devono affrontare a un certo punto della propria vita è tra vivere in affitto o acquistare una casa di proprietà. Un grande dilemma finanziario con una serie di argomenti associati. Da una parte la consapevolezza che con la locazione si paga un canone per molto tempo senza possedere l’immobile allo scadere del contratto, con la sensazione di aver buttato via i soldi. Dall’altra, l’acquisto è una decisione che condiziona il futuro dei proprietari, per l’impegno economico richiesto e per le scelte di vita.

Ecco  5 segnali che aiutano a capire quando è il momento perfetto per acquistare la prima casa.

Sentirsi pronti per creare una famiglia
Il momento più opportuno per fare il grande passo e divenire proprietari è condizionato dalla situazione lavorativa, finanziaria e familiare. Possedere una casa è per molti il primo passo per stabilizzarsi. Un buon momento per considerare l’acquisto della prima casa coincide quindi con quello in cui ci si sente pronti a formare una famiglia, dal punto di vista economico oltre che personale. Per compiere questa scelta in piena tranquillità occorre studiare tutte le opzioni e fissare il proprio budget, così come le diverse misure di pianificazione finanziaria, di risparmio e di tutela della famiglia da adottare.

Avere la necessaria stabilità economica

L’acquisto di una casa dona stabilità ma, al tempo stesso, ne richiede. Disporre di una certa solidità economica è d’obbligo per svolgere in sicurezza un’operazione di questo tipo. Avere dei risparmi da parte, delle entrate regolari e non avere debiti da saldare permette di affrontare questo passo con serenità.  Quando queste condizioni sono sodisfatte non c’è motivo di esitare se si trova un bene immobiliare che ha le caratteristiche desiderate.

Trovare un immobile nel momento giusto
Il desiderio non è tutto, è sempre condizionato da un’opportunità. A volte capitano delle occasioni da non lasciarsi sfuggire. Ad esempio, può capitare di imbattersi nella casa perfetta, anche se è in vendita mentre si sta cercando una casa in affitto. Se il costo e le qualità sono in linea con i propri obiettivi per il futuro allora vale la pena pensarci su, acquistare potrebbe essere la mossa giusta.

Pensare al futuro

L’acquisto di una casa richiede uno sguardo al futuro per cui è necessaria una riflessione. Porsi una serie di domande è importante per capire se comprare casa in un determinato momento è la scelta giusta. Ad esempio, bisogna chiedersi quanto tempo si pensa di vivere nella prossima casa, ma è altrettanto necessario domandarsi quali cambiamenti ci potranno essere in futuro, se la famiglia crescerà o si avrà la necessità di ospitare qualcuno. Per chi invece ama fare lunghi viaggi in giro per il mondo o fa un lavoro che richiede mobilità geografica la migliore opzione potrebbe essere l’affitto.

Libertà di modificare la propria casa

Chi vive in affitto il più delle volte sperimenta il disagio di dover vivere in un ambiente che non soddisfa le proprie esigenze. La maggior parte dei contratti di affitto vietano di apportare modifiche e di fare lavori per adattare l’immobile alle proprie necessità. Questa è un’altra motivazione per orientarsi verso l’acquisto piuttosto che verso la locazione.

Uno dei vantaggi di avere una casa di proprietà è la possibilità di personalizzare realizzando dei lavori con libertà. Per non sbagliare nella scelta è necessario distinguere le necessità dai desideri. Le necessità dovrebbero includere aspetti che non si possono cambiare come la posizione, la vicinanza alle scuole, il tipo di quartiere, il budget, il numero di camere da letto, la metratura, ecc. I desideri, invece, possono includere cose non essenziali e che potranno essere modificate dopo l’acquisto come lo stile della casa, i colori delle pareti, la presenza di una doccia piuttosto che di una vasca da bagno o il sistema di riscaldamento.

 

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Attualmente in Italia sono in vendita oltre 43.000 immobili commerciali, a reddito e sfitti, un numero in significativa crescita, +38%, rispetto allo stesso periodo del 2019 quando il mercato non subiva ancora gli effetti della pandemia da Covid-19. All’aumento dell’offerta è corrisposto un calo dei prezzi che, in due anni, hanno perso il 7%.

Per quanto concerne il Centro Italia ben il 29% dei fondi commerciali della macroarea si trova nella sola città di RomaNapoli, invece, aggrega circa il 12% degli annunci situati al Sud e Palermo il 12,7% di quelli nelle Isole. Nel Nord del Paese la situazione risulta più omogenea: nelle metropoli di Milano e Torino si trovano il 9,4% e il 10% rispettivamente dei negozi in vendita del Nord-Ovest. Ancora più diluita la concentrazione nel Nord-Est: Venezia, infatti, accentra solo il 4,3% degli immobili commerciali dell’area.

L’indagine ha voluto approfondire quanto, a parità di altre caratteristiche come la zona o le condizioni strutturali, gli immobili a reddito – ovvero immobili che vengono messi in vendita già con un affittuario presente nel locale – abbiano un prezzo maggiorato rispetto agli immobili liberi/sfitti. Prendendo in analisi le top 11 città italiane (Milano, Roma, Napoli, Torino, Firenze, Bologna, Genova, Palermo, Catania, Bari, Venezia) di media la maggiorazione di prezzo è pari al 17,6%.

Oggi, ancor più che in passato, per chi investe negli immobili commerciali risulta fondamentale la possibilità di conoscere a priori la redditività del locale. Questo è sempre stato vero ma oggi ha ancora più valore per gli investitori in quanto ci troviamo in un momento storico in cui molte attività si trovano a fare i conti con la crisi economica scatenata dal Covid, come mostra il numero dell’offerta in costante aumento. Dall’altra parte, anche in virtù del calo dei prezzi richiesti, chi sceglie di comprare un fondo sfitto, a parità di condizioni, si assicura un importante risparmio sul prezzo dell’immobile.

A Venezia gli immobili commerciali in vendita a reddito hanno in media un prezzo al metro quadro maggiore del 26,4% rispetto a quelli non a reddito, con una maggiorazione pari a 884 euro al metro quadro. Superano il 20% anche le città di Catania e Torino (23,6% e 20,5%, rispettivamente). Più contenuto l’aumento del prezzo per Bologna e Milano, che si attesta attorno a +13% per gli immobili a reddito. In coda Roma, al +11,3% e Palermo, al +10,1%.

In valore assoluto Venezia è la città in cui la disparità di prezzo al metro quadro tra negozi a reddito e negozi sfitti o liberi è maggiore (+884 euro/mq). Seguono, tutte con una differenza di prezzo di circa la metà rispetto alla città lagunare, Firenze (+478 euro/mq) Napoli (+439 euro/mq), e Milano (+430 euro/mq). Palermo risulta la città dove la forbice di prezzo tra le due tipologie considerate è meno significativa: un fondo commerciale a reddito costa infatti solo 136 euro al metro quadro in più rispetto ad uno libero.

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